Tra difficoltà e sacrifici

Tra difficoltà e sacrifici, ma anche tra potenzialità inespresse e risultati esemplari, la fotografia dell’agricoltura siciliana pone la Sicilia e la provincia di Ragusa in particolare tra le realtà di eccellenza per le produzioni tipiche e di qualità. In Sicilia sono ben 69 i prodotti agroalimentari a marchio comunitario DOP/IGP (ultimo in ordine di tempo il cioccolato di Modica). In termini occupazionali sono oltre 100 mila gli occupati nel settore, oltre 7.300 le industrie alimentari. Nel settore del biologico è la prima regione italiana sia per numero di operatori (11.326 aziende pari al 18,9% del dato nazionale) che per superficie utilizzata.
Nel settore zootecnico, in controtendenza rispetto al dato nazionale, sono aumentate le aziende ed è aumentato pure il numero di capi allevati per azienda. Su 9.342 allevamenti di bovini in Sicilia, 1.665 si trovano in provincia di Ragusa, gli allevamenti iblei di equini sono 720, 1.546 sono quelli di suini, 354 gli avicoli. In provincia di Ragusa i capi bovini sono in totale 78.612, mentre in Sicilia sono complessivamente 340.900. La provincia di Ragusa ha prodotto nella precedente campagna 132 milioni di litri di latte. Dai dati è evidente che zootecnia e allevamento costituiscono il secondo pilastro dell’economia ragusana dopo l’ortofloricoltura.

Gli allevatori iblei negli ultimi anni hanno investito nelle strutture produttive ed hanno stretto un rapporto virtuoso con la ricerca scientifica, che ha favorito un graduale sviluppo dell’industria lattiero-casearia. Nonostante le difficoltà, il patrimonio zootecnico bovino è cresciuto non solo in termini quantitativi, ma è migliorato dal punto di vista qualitativo con l’introduzione di razze specializzate nella produzione di carne e di latte.

Lo spiccato carattere individualistico delle iniziative e gli ostacoli frapposti all’associazionismo hanno bloccato in passato il decollo dell’industria lattiero-casearia, mentre l’assenza di programmazione ha inceppato la vitalità del settore.

Ma adesso la rotta è stata invertita, i produttori hanno capito che chi si ferma è perduto, che occorre rilanciare, confrontarsi, formarsi ed investire. In questo senso si inserisce la F.A.M. la Fiera Agroalimentare Mediterranea che anche quest’anno, nella sua 44^ edizione, apre le porte alle tante aziende del settore zootecnico ed agroalimentare e le pone in primo piano in una vetrina eccezionale dalle dimensioni nazionali ed internazionali con l’obiettivo di dare alle tipicità locali, ragusane e siciliane il ruolo che meritano.

La F.A.M., sin dalle sue origini, ha inteso realizzare una efficace azione di valorizzazione di tutto il comparto agricolo, offrendo agli operatori interessati e a tutto il pubblico partecipante, non solo una ricca vetrina espositiva dei vari prodotti, ma anche uno strumento di promozione per l’agricoltura e la zootecnia siciliana nei confronti del mercato nazionale e, ormai da parecchi anni, anche del mercato estero. Obiettivo confermato anche in questa

44^ edizione in programma dal 28 al 30 settembre 2018.

Le fiere di settore come la F.A.M. possiedono potenzialità che altri canali promozionali non hanno e rappresentano in Italia come in altre parti del mondo il più potente strumento di marketing, di vendita e di formazione.

La fiera è un luogo privilegiato di incontro per aziende e clienti, per intermediari, agenti, grossisti ed altre figure professionali del settore agricolo e zootecnico. L’evento che si conferma il più importante del sud Italia rappresenta una enorme opportunità.